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Le mostre. VI, 1 (2015) >

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/1889/3260

Titolo: Uno scenario da film: la “Mostra del Lazio” di Armando Brasini
Autori: Roscini Vitali, Aurora
Data: ott-2015
Editore: Dipartimento dei beni culturali e dello spettacolo, Università di Parma
Tipo di documento: Article
Abstract: La Mostra dell’agricoltura, dell’industria e delle arti applicate, detta più comunemente “del Lazio”, tenutasi nel 1923 presso il Galoppatoio di Villa Borghese a Roma, impegna Armando Brasini nella realizzazione di una vera e propria “cittadella” espositiva, capace di solidificare la passione dell’architetto per la classicità e decretare la prima tappa di un'altisonante carriera come costruttore dell’effimero. A chiusura dell’evento, l’apparato posticcio, organico e magniloquente, è scelto come scenario perfetto di ambientazione della pellicola Quo Vadis, una coproduzione italo tedesca sotto la regia di Georg Jacoby e Gabriellino D’Annunzio; il peplum raccoglie la vocazione scenografica della mostra, sorta con l’intento di coinvolgere il pubblico nella mitopoietica del fascismo e di meravigliare i fruitori/spettatori attraverso un’immaginifica e, in parte utopica, ricostruzione urbana.
The Mostra dell’agricoltura, dell’industria e delle arti applicate, also known as “del Lazio”, held in Rome at the Galoppatoio inside the Villa Borghese gardens in 1923, involves Armando Brasini in the construction of a real ephemeral “city”. All the monumental pavilions created on this occasion and the exhibition spaces demonstrate his great passion for historicism and his personal approach to eclecticism. The roman architect started in this way a brilliant career as builder of “non durable” structures. At the end of the event, before the destruction, the impressive work of architecture, urban design and art was reused as a film set for the remake of Quo Vadis, under the direction of Gabriellino D’Annunzio and Georg Jacoby. Both the exhibition and the film wanted to attract spectators with their theatrical elements and emphasize the close interconnection between the epic past and the mussolinian present. During the regime, the cult of classical history was one of the most important aspects of propaganda and the “romanità” was considered a sort of value, symbolic and rhetorical, for fascist ideology.
InLe mostre. VI, 1 (2015)

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