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Ricerche di s/confine. Oggetti e pratiche artistico / culturali >
Le mostre. VI, 1 (2015) >

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/1889/3259

Titolo: Dall’exhibit alla performance: tracce di sinergie creative dannunziane
Autori: Pagani, Maria Pia
Data: ott-2015
Editore: Dipartimento dei beni culturali e dello spettacolo, Università di Parma
Tipo di documento: Article
Abstract: Le mostre d’arte occupano una parte considerevole degli Scritti giornalistici di Gabriele d’Annunzio che, soprattutto quando lavorò come cronista modano a Roma, per lavoro dovette visitarne molte. Di solito nei suoi resoconti non si presenta come un critico d’arte professionista, ma piuttosto come un giovane disposto a lasciarsi toccare dalla Bellezza in tutte le sue forme ed espressioni. Uno degli artisti che apprezza maggiormente è Francesco Paolo Michetti. Ed è proprio da un quadro dell’amico, realizzato nel 1895 e subito esposto alla Biennale di Venezia vincendo il primo premio, che nasce nel 1903 l’opera più acclamata del teatro dannunziano: La figlia di Iorio. Questo contributo offre una riflessione sulla frequentazione delle mostre di d’Annunzio, e sulle prospettive teatrali che quegli eventi gli offrirono.
Art exhibitions occupy a relevant part of Gabriele d’Annunzio’s Journalistic writings: especially when he worked as columnist in Rome, he had to visit many. Usually, in the reports he does not present himself as a professional art critic, but as a young man willing to be touched by Beauty in all its forms and expressions. One of his most appreciated artists is Francesco Paolo Michetti. From a picture of this friend, painted in 1895 and immediately exhibited at the Venice Biennale – winning the first prize – was derived in 1903 the most acclaimed work of d’Annunzio’s theatre: The daughter of Iorio. This essay offers a reflection on d’Annunzio’s attendance at art exhibitions, considering the theatrical perspectives offered by those events.
InLe mostre. VI, 1 (2015)

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