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Artisti della realtà. VII, 1 (2016) >

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/1889/3254

Titolo: Tra utopia e rivoluzione: le visioni di Diego Rivera al Rockefeller Center di New York
Autori: Cuka, Amalda
Data: nov-2016
Editore: Dipartimento dei beni culturali e dello spettacolo, Università di Parma
Tipo di documento: Article
Abstract: I murales eseguiti da Diego Rivera (1886–1957) al Rockefeller Center di New York nel 1933 sono fra le più note opere d‟arte scomparse. Ad aver reso celebre il dipinto non è stato il successo di pubblico, data la rimozione del lavoro ancora in corso d‟opera, ma il ricchissimo dibattito alimentato dalla stampa intorno alla concezione dell‟immagine, considerata negli Stati Uniti totalmente rivoluzionaria per la particolare tecnica dell‟affresco utilizzata da Rivera, per i riferimenti all‟arte precolombiana e per le idee politiche esposte. Un‟occasione di riflessione è offerta in questa sede dall‟attenzione che uno dei principali organi di stampa americani, il New York Times, ha dedicato all‟argomento: dalla lettura dei numerosi interventi emerge, da una parte, la capacità di Rivera di entrare in comunicazione con un vasto pubblico, e dall‟altra il ruolo avuto dalla stampa nella diffusione - quasi involontaria - del suo messaggio. Rivera è riuscito a raggiungere in tal modo, almeno parzialmente, il suo scopo: l‟opera non è stata accessibile al grande pubblico, ma la conoscenza dei principi che voleva celebrare si è diffusa in maniera ancor più capillare.
The murals by Diego Rivera (1886-1957) at the Rockefeller Center in New York, realized in 1933, are one of the most renowned lost artworks. The success of Rivera‟s work doesn‟t depend on the number of visitors, since the fresco was removed before being fully completed; it is related, instead, to the very rich debate fueled by the press around the concept of the image. In the United States the work of Rivera was considered very revolutionary for a number of reasons: his particular fresco technique, his rediscovery of pre-Columbian art and the political ideas he depicted. An opportunity to reflect on Rivera's work is offered here by the number of articles published on this topic by the New York Times, while the artist was working on the project. From these sources emerges the communication ability of Rivera, who can involve a very large audience, and also the role played by the press in the almost involuntary spreading of his message. In this way Rivera can achieve, at least partially, his purpose. His work will not be seen by viewers but the political ideas he wanted to address will spread more widely and deeply thanks to this rich debate.
InArtisti della realtà. VII, 1 (2016)

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